Il vino parzialmente 'de-alcolizzato'è un vino acui viene sottratto non solo l'alcol, ma anche la tipicità e il legame con il territorio.
Uno dei punti che è stato introdotto dalla riforma Ocm vino europea riguarda le pratiche del fare il vino: la responsabilità di approvarne di nuove o di modificarne di esistenti viene trasferita alla Commissione la quale valuta le pratiche enologiche accettate dall’Organizzazione Internazionale del Vino (OIV) ed eventualmente le inserisce nella lista di quelle accettate dall’Unione Europea.
Una proposta di modifica in questo senso sembra essere quella della vendita di vino parzialmente 'de-alcolizzato': si tratta di vino a cui viene sottratto l’alcol. Non in toto ma, come propongono Francia e Spagna, si potrebbe arrivare a de-alcolizzare fino a tre gradi. Italia e Grecia sono le uniche contrarie a tale pratiche, a quanto dice questo comunicato di Confagri.
Il problema è che tale pratica non è stata ancora nemmeno definita dall’Organizzazione Internazionale del Vino! Problema che, oltre alla de-alcolizzazione tocca anche l’apparecchiatura per fare ciò: la spinning cone column, cioè la colonna a coni rotanti. Questo apparecchio 'potrebbe alterare completamente anche il quadro aromatico'. La macchina è prodotta dalla Flavourtech Pty. Ltd., un’azienda australiana.
Nella pagina della sua descrizione è scritto che la Spinning Cone Column (pagina in cui potete vedere anche un’immagine) è usata per recuperare gli aromi o come flavour management device, cioè dispositivo di gestione dei gusti. Le applicazione nel settore Food and Beverage sono numerose:
- Recupero degli aromi durante la produzione di caffè solubile
- Estrazione simultanea di gusti e 'soluble solids' dal caffè e dal tè
- De-alcolizzazione e gestione dell’alcol nel vino, birra e altri prodotti alcolici
- Recupero degli aromi durante la produzione di succhi di frutta
- Estrazioni di olio da spezie, erbe e vegetali
Già da questo bisognerebbe ragionarci un po’ su. Inoltre: dove andrebbe a finire l’alcol sottratto? L’argomento sta uscendo alla ribalta adesso, ancora è tutto da definire. Certo è che questa riforma Ocm vino non smette mai di far discutere. E ancora una volta si vedono i paesi produttori su posizioni completamente diverse: sì, no, non so, vedremo, così! Ma è davvero comune questa riforma? E il vino italiano, come ne uscirebbe dalla de-alcolizzazione? Stiamo andando incontro a bere vini dai 9 agli 11 gradi ...
VINO: CIA, UN FERMO "NO" ALL’IPOTESI DE-ALCOLIZZAZIONE(AGI) - Roma, 29 sett. - Un’ipotesi che va respinta senza mezzi termini. In questo modo si penalizza la qualita’ e la tipicita’ del prodotto. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla proposta -sostenuta in particolare da Francia e Spagna- del vino parzialmente "de-alcolizzato".
Alla vigilia dell’ incontro della filiera vitivinicola italiana, che si svolgera’ domani al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, la Cia mette in evidenza i rischi derivanti dall’immissione in commercio di questo vino. Siamo, infatti, in presenza di una pratica di cantina, finora vietata, volta a sottrarre, con tecniche industriali, dal vino una parte dell’alcol prodotto naturalmente dalla fermentazione. Pratiche enologiche per le quali, peraltro, non sono ancora state definite specifiche tecniche dall’Organizzazione internazionale del vino (Oiv) per una corretta applicazione.
Il problema non e’ costituito dalla semplice sottrazione di alcol da un prodotto naturale finito come il vino, ma anche dal fatto -rileva la Cia- che l’apparecchiatura "una colonna a coni rotanti", oltre ad allontanare l’alcol, porta con se, la possibilita’ di alterare il quadro aromatico e non solo del prodotto, generando un vero e proprio sottoprodotto che ci allontana dall’idea della qualita’ e della tipicita’, del legame con il territorio.
La Cia ribadisce che i vitivinicoltori italiani non sono contrari alle innovazioni anche in campo enologico; ma chiedono il rispetto dei valori associati al vino, prodotto principe del "made in Italy" agroalimentare. Valori che non si possono alterare con semplici manipolazioni. E’ poi evidente -sostiene la Cia- l’opportunita’ di non superare alcuni limiti, altrimenti si rischia di arrivare in breve tempo ad un "vino alcol free", sui cui imbastire messaggi di comunicazione, che potrebbero recare danni di immagine al vino come prodotto tradizionale, fatto di tecniche naturali di vinificazione e di maturazione dei mosti. Un prodotto che, d’altra parte, trova un ampio riscontro da parte dei consumatori.
Il vino - afferma la Cia - non e’ una bevanda frutto di un brevetto riproducibile dalla combinazione di ingredienti in modo industriale, ma e’ e resta il punto di arrivo di un percorso di maturazione, ricco di tradizioni, di cultura e di saperi che danno valore al territorio ed alle collettivita’ che lo vivono. La Cia auspica, quindi, un forte impegno dell’Italia, che insieme alla Grecia si oppone alla "de-alcolizzazione" del vino, per tutelare i produttori ed evitare che vengano introdotte tecniche che rischiano di dare un pesante colpo alla qualita’ di un prodotto, quello italiano, apprezzato in tutto il mondo.(AGI)
www.agi.it
Inserito il 03 Ottobre 2008 nella categoria Spigolature
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